Ho finito di leggere Prometeo e Leviatano di Fabrizio Pagani e sono tornato su un tema di cui mi ero occupato tempo fa nel mio podcast: l’euro digitale. Allora, come oggi, la domanda che mi interessa è semplice: quanto siamo liberi di scegliere, se dipendiamo da infrastrutture di pagamento che non governiamo?
L’euro digitale suscita timori comprensibili. Per molti è lo spauracchio di una moneta che potrebbe rendere ogni acquisto controllabile e, un giorno, perfino condizionare le nostre scelte di consumo. Sono preoccupazioni che meritano risposte precise, non rassicurazioni generiche.
Dovremmo però partire dalla realtà attuale. Quando paghiamo con una carta o un’applicazione, lasciamo già informazioni presso banche, intermediari e operatori dei circuiti. Una parte rilevante dei pagamenti con carta nell’area euro passa inoltre attraverso circuiti governati da società non europee. La questione della tracciabilità e quella della dipendenza, dunque, non nascono con l’euro digitale.
La lettura di Pagani aggiunge a questa riflessione una dimensione che oggi sento ancora più urgente. In un mondo multipolare, gli strumenti più ordinari della nostra vita possono diventare mezzi di pressione economica o politica. Se un’infrastruttura è indispensabile per viaggiare, acquistare e lavorare, conta anche chi stabilisce le sue regole e quanto sia possibile continuare a usarla durante una crisi. Scenari che fino a poco tempo fa avremmo immaginato soltanto al cinema meritano ormai attenzione concreta. La stessa BCE riconosce nella dipendenza europea dai fornitori esterni una vulnerabilità strategica.
Questo non significa dare un assenso preventivo all’euro digitale. Il progetto dovrà essere giudicato dalle garanzie effettive: tutela dei dati, limiti all’uso delle informazioni, possibilità di pagare anche senza connessione e salvaguardia del contante. La BCE lo presenta come uno strumento destinato ad affiancare banconote e monete, ma la disciplina europea è ancora in definizione. È proprio adesso che queste condizioni vanno discusse.
Ripensando a quel podcast, mi sembra che la domanda si sia allargata. Non riguarda soltanto la fiducia che potremo riporre nell’euro digitale. Riguarda a chi affidiamo già oggi i nostri pagamenti e come possiamo conservare, anche domani, la libertà di scegliere.