Oltre le gare

Diga di Place Moulin (Valle d'Aosta)

Oltre le gare

Oltre le gare 0 0 Stefano Aggravi

Torno nuovamente sul tema alla luce della recente segnalazione dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, formulata in vista della legge annuale per la Concorrenza 2026, nell’ambito della quale si parla anche di idroelettrico. I contenuti di questo passaggio confermano la crescente pressione istituzionale verso l’assegnazione mediante gara delle concessioni per le grandi derivazioni idroelettriche.

Nella segnalazione AS2187 del 29 luglio 2026, l’AGCM (punti 47-60) indica infatti le gare come modalità preferenziale di affidamento, ritenendole lo strumento più idoneo per garantire concorrenza, investimenti e un’efficiente utilizzazione della risorsa pubblica.

L’Autorità propone termini perentori per l’avvio delle procedure, poteri sostitutivi in caso di inerzia regionale, controlli più rigorosi sulla realizzazione degli investimenti e sanzioni per gli inadempimenti. Chiede inoltre che tutti i concorrenti possano accedere, nelle stesse condizioni del gestore uscente, alla documentazione tecnica necessaria per formulare le offerte.

Il messaggio è chiaro: gli spazi per proroghe e vantaggi riconosciuti agli operatori storici sono destinati a restringersi ulteriormente.

La prelazione è ormai superata

Anche il diritto di prelazione previsto nella finanza di progetto non sembra più poter rappresentare una soluzione. Tale meccanismo consentiva al promotore, qualora non fosse risultato vincitore, di adeguarsi successivamente all’offerta dell’aggiudicatario e ottenere comunque l’affidamento.

La Corte di giustizia dell’Unione europea, con la sentenza del 5 febbraio 2026 (causa C-810/24), ha ritenuto tale meccanismo incompatibile, nelle condizioni esaminate, con i principi europei di parità di trattamento, concorrenza e trasparenza. La pronuncia non riguardava direttamente il settore idroelettrico, ma investe il meccanismo della prelazione nella finanza di progetto e, dunque, anche l’ipotesi di farvi ricorso in questo ambito.

La vera domanda resta aperta

La segnalazione dell’AGCM mostra quindi con chiarezza la direzione intrapresa: la gara non è più considerata soltanto una delle modalità possibili, ma la soluzione da privilegiare. Resta però una questione preliminare che, di questi tempi, non mi stancherò di ripetere: la produzione idroelettrica costituisce davvero un servizio?

L’AGCM muove dal presupposto che la produzione di energia da derivazione idroelettrica rappresenti un servizio prestato dietro retribuzione, soggetto dunque alla disciplina europea sui servizi. Ma l’attività consiste nell’utilizzazione dell’acqua per produrre energia elettrica, cioè un bene destinato a essere immesso e venduto sul mercato. Il concessionario non presta necessariamente un “servizio remunerato”: produce energia e la commercializza, assumendosi il relativo rischio d’impresa, di natura operativa, economica e industriale.

La distinzione non è teorica. Se si tratta di un servizio, l’applicazione delle regole europee sulle concessioni e sulla concorrenza trova un fondamento immediato. Se si tratta invece della produzione di un bene attraverso l’utilizzazione di una risorsa pubblica, il quadro merita di essere valutato diversamente, distinguendo la concessione dell’acqua dall’attività economica esercitata grazie a quella risorsa.

Per la Valle d’Aosta, il confronto non può quindi limitarsi alla scelta tra gara, società mista o finanza di progetto. Prima dello strumento viene la natura dell’attività.

In conclusione

Le autorità sembrano avere già individuato la loro risposta e spingono con decisione verso le gare. Per una Regione come la nostra, tuttavia, il tema è più ampio. La gestione delle grandi derivazioni non può essere ridotta soltanto a una questione di modalità di affidamento. Occorre considerare anche la rilevanza strategica dei grandi impianti, il rapporto con il territorio e, prima ancora, la natura stessa della produzione di energia.

In sintesi: la produzione idroelettrica è un servizio oppure è produzione di un bene mediante l’utilizzazione di una risorsa pubblica?

Non è una distinzione nominalistica. Dalla risposta dipenderanno il futuro delle concessioni e lo spazio che i territori produttori potranno esercitare nella gestione e nella valorizzazione di una delle loro risorse più importanti.

L’appuntamento domenicale di “Le dimanche” si prende una pausa per le prossime settimane. Ci rivediamo a settembre!