La visita di Marta Cartabia in Valle d’Aosta, in occasione dell’incontro a Sarre dedicato agli ottant’anni dal primo voto delle donne, ha offerto molti spunti di riflessione. Tra questi, uno apparentemente marginale ma in realtà decisivo: l’importanza delle parole che utilizziamo quando parliamo delle nostre istituzioni.
Cartabia ha spesso richiamato, nei suoi interventi pubblici e nei suoi studi, la scelta dei Costituenti di parlare di «Repubblica» prima ancora che di Stato. Non è una sfumatura lessicale. La Repubblica è una comunità politica composta da persone, autonomie, enti territoriali e istituzioni. È qualcosa di più ampio e più ricco dell’apparato statale. È l’insieme di ciò che concorre alla vita pubblica del Paese.
Forse per questo colpisce la crescente abitudine a utilizzare il termine «Nazione» come sinonimo indistinto di tutto: Paese, Stato, comunità, istituzioni. È una parola importante, che richiama storia, cultura, identità e appartenenza. Ma proprio per questo andrebbe usata con precisione.
Lo Stato è l’ordinamento giuridico e istituzionale. Il Paese è una realtà geografica e sociale. La Nazione è una comunità umana e culturale. La Repubblica, nella nostra Costituzione, tiene insieme tutte queste dimensioni senza identificarle con una sola.
Non è una questione per soli giuristi. Le parole influenzano il modo in cui pensiamo la politica. Quando tutto diventa «Nazione», il rischio è quello di perdere di vista la complessità delle comunità, delle autonomie e delle istituzioni che compongono la Repubblica.
Chi crede nell’Autonomia e si riconosce nella specificità valdostana dovrebbe essere particolarmente attento a queste distinzioni. Non per mettere in discussione l’unità dello Stato, ma al contrario per comprenderne meglio la natura. La storia europea e la stessa esperienza italiana dimostrano che uno Stato può essere la casa comune di più comunità storiche, linguistiche e culturali senza che ciò ne diminuisca la forza o la coesione. Anzi, spesso è proprio il riconoscimento delle differenze a rendere più solido il legame che unisce.
Per questo la scelta dei Costituenti di parlare di «Repubblica» conserva ancora oggi una grande attualità. La Repubblica non cancella le identità e non le assorbe in un concetto indistinto di Nazione: le tiene insieme dentro un progetto comune di cittadinanza, libertà e autogoverno. È una differenza che può apparire sottile, ma che sottile non è affatto. Perché le parole con cui descriviamo le istituzioni finiscono, inevitabilmente, per influenzare il modo in cui immaginiamo il loro futuro. E le parole della Costituzione, quasi sempre, sono state scelte con più saggezza di quelle che oggi dominano il dibattito pubblico.